Ultrasound & Doppler

Stenosi carotidea: criteri Doppler per la valutazione emodinamica

La valutazione emodinamica della stenosi carotidea con Doppler si decide in una finestra temporale molto stretta: pochi millimetri di spostamento del cursore, un angolo non corretto, un campionamento…

Stenosi carotidea: criteri Doppler per la valutazione emodinamica

La valutazione emodinamica della stenosi carotidea con Doppler si decide in una finestra temporale molto stretta: pochi millimetri di spostamento del cursore, un angolo non corretto, un campionamento preso dentro il bulbo invece che nel tratto rettilineo dell’arteria. Sul monitor il flusso può sembrare convincente, ma il numero ottenuto può descrivere più l’errore tecnico che la reale gravità della lesione.

L’ecocolordoppler carotideo non è quindi una semplice lettura della velocità di picco sistolico. La classificazione nasce dall’incrocio tra morfologia in scala di grigi, distribuzione del colore, spettro Doppler, velocità nella carotide interna e confronto con la carotide comune. Quando questi elementi convergono, la turbolenza diventa informazione. Quando divergono, la soglia numerica perde il suo potere diagnostico.

Il primo passaggio: catturare il flusso senza alterarlo

La stenosi emodinamicamente significativa modifica il profilo del flusso nel punto di restringimento e nel segmento immediatamente post-stenotico. L’accelerazione locale, la perdita di energia e la turbolenza producono un segnale Doppler più complesso: aumento della velocità, allargamento spettrale, mosaico cromatico al color Doppler e, nei casi più avanzati, alterazione della componente diastolica.

Il problema è che lo stesso aspetto può essere prodotto da condizioni tecniche non ottimali. Un vaso tortuoso, una placca calcifica con cono d’ombra, un campione posizionato sulla parete o un angolo Doppler eccessivo possono spostare il risultato verso una sovrastima.

Prima di interpretare la velocità, occorre dunque controllare la qualità del segnale.

Angolo Doppler e asse del vaso

Per la misura spettrale, l’angolo tra fascio ultrasonoro e direzione del flusso deve essere mantenuto, per quanto possibile, entro 60°. Il correttore d’angolo deve seguire l’asse reale del vaso e non semplicemente la direzione della linea cutanea o del fascio di colore.

Questo passaggio è decisivo perché l’errore cresce rapidamente quando l’angolo si allontana dall’orientamento corretto. Nella carotide interna, soprattutto in presenza di tortuosità, il fascio può attraversare un tratto apparentemente rettilineo mentre il flusso cambia direzione pochi millimetri più avanti. Il valore visualizzato sullo spettro è allora una stima riferita a una geometria che non corrisponde più al vaso.

La velocità non va inseguita nel punto cromaticamente più brillante senza verificare la direzione del flusso. Il massimo colore può trovarsi in una zona di aliasing o in un getto obliquo; la misura spettrale deve invece essere ottenuta collocando il volume campione nel punto emodinamicamente rappresentativo e mantenendo il più possibile il parallelismo con le pareti.

Dove posizionare il campione

La carotide comune rappresenta il riferimento per il rapporto velocimetrico. Il campionamento spettrale della CCA va eseguito circa 2–3 cm al di sotto del bulbo carotideo, in un tratto in cui le pareti siano parallele e il flusso non sia ancora influenzato dalla biforcazione.

Prendere il campione troppo vicino al bulbo introduce una variabile critica: la CCA sta già entrando nella zona di divergenza, il profilo di velocità può essere meno uniforme e il confronto con la carotide interna diventa meno robusto. Al contrario, un tratto troppo lontano può essere difficile da mantenere nello stesso piano o può risentire di variazioni di calibro e direzione.

Nella carotide interna, il campione deve essere collocato nel lume, evitando il contatto con la placca e con le zone di ricircolo periferico. Nei restringimenti eccentrici non è sempre sufficiente una sola acquisizione: il getto può essere decentrato e la velocità massima può comparire soltanto dopo una lieve variazione dell’inclinazione della sonda.

Parametri che modificano lo spettro

La scala di velocità, la frequenza di ripetizione degli impulsi, il filtro di parete e il guadagno devono essere adattati al distretto. Un filtro troppo alto può cancellare le componenti diastoliche lente; un guadagno eccessivo può riempire artificialmente lo spettro; una scala troppo bassa può generare aliasing e rendere difficile distinguere il picco sistolico reale.

L’allargamento spettrale non è di per sé una percentuale di stenosi. È un segnale di distribuzione non uniforme delle velocità all’interno del volume campione, spesso associato a turbolenza o a un profilo disturbato. Va letto insieme all’immagine B-mode e al color Doppler, non isolato come un indicatore autonomo.

La misura più alta non è sempre la misura più vera: prima del numero viene la geometria del campionamento.

Le soglie SRU: quando la velocità cambia categoria

I criteri di consenso della Society of Radiologists in Ultrasound utilizzano tre elementi principali per la carotide interna:

  • velocità di picco sistolico nella carotide interna, cioè ICA PSV;
  • velocità telediastolica nella carotide interna, cioè ICA EDV;
  • rapporto tra la PSV della carotide interna e quella della carotide comune, ICA/CCA PSV.

Questi parametri sono pensati per essere interpretati all’interno di un quadro morfologico coerente. La PSV è spesso il primo valore che richiama l’attenzione, ma non può essere utilizzata da sola per stadiare accuratamente la stenosi.

Grado indicativo di stenosi della carotide internaICA PSVRapporto ICA/CCA PSVICA EDV
Normale o inferiore al 50%Inferiore a 125 cm/sInferiore a 2,0Inferiore a 40 cm/s
Tra 50% e 69%125–230 cm/s2,0–4,040–100 cm/s
Pari o superiore al 70%, senza quasi-occlusioneSuperiore a 230 cm/sSuperiore a 4,0Superiore a 100 cm/s

La tabella non sostituisce la lettura clinica del caso. Le soglie hanno valore quando la misura è stata ottenuta nel segmento corretto, con un angolo adeguato e in presenza di una placca che spiega l’accelerazione osservata.

PSV inferiore a 125 cm/s

Una ICA PSV inferiore a 125 cm/s è compatibile, secondo i criteri SRU, con un’arteria normale o con una stenosi inferiore al 50%, se gli altri parametri e la morfologia non indicano il contrario.

Il termine compatibile è essenziale. Una placca morfologicamente rilevante può non produrre una velocità elevata se il flusso sistemico è ridotto, se la lesione è prossima alla quasi-occlusione o se esiste una riduzione importante della portata. Anche una misurazione apparentemente bassa può essere il risultato di un campionamento eseguito a lato del getto.

Il valore deve quindi essere confrontato con:

  • spessore e superficie della placca;
  • riduzione visibile del lume;
  • presenza o assenza di aliasing;
  • componente diastolica;
  • rapporto con la CCA;
  • simmetria o asimmetria rispetto al lato controlaterale.

Intervallo 125–230 cm/s

Quando la PSV della carotide interna si colloca tra 125 e 230 cm/s, il quadro rientra nella fascia indicativa di stenosi compresa tra il 50% e il 69%, purché anche il rapporto ICA/CCA e la EDV siano coerenti.

In questo intervallo il rischio di sovrainterpretazione è concreto. Una curva sistolica alta può derivare da una biforcazione angolata, da una placca non severa ma localmente irregolare o da un’errata impostazione dell’angolo. Per questo la lettura deve procedere in due direzioni contemporaneamente: dalla morfologia verso il flusso e dal flusso verso la morfologia.

Se il colore mostra una zona di restringimento reale e lo spettro evidenzia accelerazione stabile, il dato acquista peso. Se invece la velocità è isolatamente aumentata e il lume appare conservato, è necessario ripetere il campionamento in più punti, verificare l’asse e controllare la CCA di riferimento.

PSV superiore a 230 cm/s

Una velocità di picco sistolico superiore a 230 cm/s suggerisce una stenosi pari o superiore al 70%, ma inferiore alla quasi-occlusione, quando è accompagnata da un rapporto ICA/CCA superiore a 4,0 e da una EDV superiore a 100 cm/s.

L’accelerazione non va cercata in modo indiscriminato. In una stenosi severa il getto può essere sottile, eccentrico e instabile. Il campione deve catturare il centro del flusso accelerato senza includere eccessivamente la zona di ricircolo. Un valore elevato ma ottenuto su una traccia breve, irregolare o tecnicamente rumorosa non ha lo stesso significato di un’accelerazione riproducibile su più cicli cardiaci.

La fase sistolica identifica il picco di accelerazione; la fase diastolica mostra invece quanto la resistenza distale e la continuità del flusso siano state modificate. Per questo l’EDV diventa particolarmente utile quando la stenosi è avanzata.

Il rapporto ICA/CCA: il numero che stabilizza la lettura

Il rapporto ICA/CCA PSV nasce da una necessità pratica: la velocità assoluta dipende anche dalle condizioni emodinamiche generali. Frequenza cardiaca, gittata, pressione arteriosa, volume circolante e resistenze periferiche possono modificare il flusso in entrambe le carotidi.

Confrontare la velocità della carotide interna con quella della carotide comune aiuta a ridurre l’effetto di queste variabili sistemiche. Se la CCA presenta una velocità relativamente bassa e la ICA è molto accelerata, il rapporto cresce. Se entrambe sono alte per una condizione emodinamica generale, il rapporto può risultare meno elevato di quanto suggerirebbe la sola PSV della carotide interna.

I valori di riferimento sono:

1. rapporto ICA/CCA PSV inferiore a 2,0: quadro compatibile con normalità o stenosi inferiore al 50%;

2. rapporto compreso tra 2,0 e 4,0: fascia indicativa di stenosi tra il 50% e il 69%;

3. rapporto superiore a 4,0: dato compatibile con stenosi pari o superiore al 70%, se EDV e morfologia sono concordanti.

Il calcolo è semplice, ma la sua affidabilità dipende da due misure ben eseguite. Se la CCA viene campionata all’interno del bulbo o in una zona già disturbata dalla biforcazione, il denominatore non è più rappresentativo. Se la ICA viene misurata fuori dal getto, il rapporto si abbassa artificialmente. Una frazione numerica non corregge un campionamento sbagliato: lo rende soltanto più difficile da riconoscere.

La EDV e la resistenza al flusso

La velocità telediastolica della carotide interna completa la lettura. Un’EDV inferiore a 40 cm/s è compatibile con assenza di stenosi significativa o stenosi inferiore al 50%; valori tra 40 e 100 cm/s rientrano nella fascia del 50–69%; valori superiori a 100 cm/s sostengono l’ipotesi di una stenosi pari o superiore al 70%, in assenza di quasi-occlusione.

La diastole è il momento in cui il sistema mostra quanto il restringimento abbia alterato la trasmissione del flusso. Se la resistenza a valle è modificata e il gradiente attraverso la stenosi rimane rilevante, la componente diastolica può restare elevata. Se invece il flusso è estremamente ridotto, come nella quasi-occlusione, il comportamento può diventare paradossale: la velocità non aumenta più secondo lo schema atteso e può anche ridursi drasticamente.

Questo è uno dei motivi per cui un valore basso non equivale automaticamente a una lesione lieve.

Quando il modello velocimetrico si rompe: la quasi-occlusione

La subocclusione, o quasi-occlusione, è il punto in cui i criteri convenzionali devono essere applicati con cautela. Il lume residuo è così ridotto e la portata così alterata che la relazione abituale tra grado anatomico e velocità non è più affidabile.

Il flusso può apparire:

  • estremamente lento;
  • insolitamente accelerato in un breve tratto;
  • intermittente o difficile da campionare;
  • non rilevabile con il Doppler spettrale, pur in presenza di un lume residuo;
  • accompagnato da un calibro distale ridotto della carotide interna.

In questa situazione, cercare soltanto il superamento della soglia di 230 cm/s porta a un errore concettuale. La quasi-occlusione può non raggiungere quel valore; il flusso disponibile è troppo scarso per produrre l’accelerazione prevista dal modello delle stenosi severe ma non subocclusive.

L’esame deve allora concentrarsi sulla continuità del flusso, sul lume residuo, sul calibro della carotide interna distale, sulla morfologia della placca e sulla possibilità di una vera occlusione. Se il segnale è assente, occorre verificare sistematicamente guadagno, scala, filtro di parete, profondità, piano di scansione e presenza di movimento. L’assenza di segnale non deve essere dichiarata prima di aver escluso un problema di sensibilità o una porzione di vaso non correttamente insonata.

Nella quasi-occlusione la velocità smette di essere un semplice indicatore di gravità: diventa il risultato instabile di una portata residua.

NASCET ed ECST: due percentuali, due denominatori

La percentuale di stenosi non è un numero assoluto indipendente dal metodo di calcolo. Le linee guida raccomandano la classificazione secondo il metodo NASCET, che rapporta la riduzione del lume al diametro della carotide interna distale alla stenosi.

Il principio è geometrico: si confronta il diametro minimo nel punto stenotico con il diametro di un segmento distale considerato relativamente normale. La percentuale esprime la perdita di calibro rispetto a quel riferimento.

Il metodo ECST utilizza invece una ricostruzione del diametro originario stimato nel punto della lesione. Poiché il denominatore è diverso, anche la percentuale finale può essere diversa a parità di placca e di restringimento anatomico.

Questo significa che non è corretto trasferire una soglia o una percentuale da un sistema all’altro come se fossero equivalenti. Un referto deve indicare il metodo adottato o, almeno, mantenere chiaro il riferimento metodologico utilizzato nella classificazione.

Nell’ecocolordoppler la percentuale anatomica non viene misurata con la stessa immediatezza di una velocità. La stima deriva dall’integrazione tra immagini longitudinali e trasversali, riduzione del lume, superficie della placca e comportamento del flusso. Se la placca è calcifica e produce cono d’ombra, la misura può essere limitata proprio nel punto di massima riduzione.

Dalla scala di grigi al Doppler spettrale: una sequenza che deve restare coerente

L’errore più frequente non è necessariamente un errore di calcolo. È un errore di sequenza. Si vede una velocità alta, si assegna subito una categoria e soltanto dopo si cerca una spiegazione morfologica. L’esame dovrebbe procedere nel senso opposto: prima identificare il vaso e la lesione, poi interrogare il flusso.

Una sequenza operativa coerente comprende:

1. Riconoscimento della biforcazione e dei rami. La carotide interna e la carotide esterna non vanno confuse. La direzione del flusso, la posizione anatomica, la risposta alla compressione temporale e il profilo spettrale aiutano a distinguere i due vasi.

2. Valutazione della placca in B-mode. Vanno osservati sede, estensione, superficie, ecogenicità, calcificazioni e grado di riduzione del lume. Il color Doppler deve completare l’immagine, non sostituirla.

3. Ricerca del getto stenotico. Il colore può evidenziare aliasing e disomogeneità, ma la zona più colorata non coincide sempre con il punto di massima velocità. È necessario seguire il flusso lungo l’asse del vaso.

4. Campionamento della CCA. Il volume campione va posizionato nel tratto rettilineo, circa 2–3 cm sotto il bulbo, per ottenere il riferimento del rapporto velocimetrico.

5. Campionamento della ICA. La misura deve essere eseguita nel punto di maggiore accelerazione, con angolo adeguato e, quando necessario, ripetuta dopo piccoli aggiustamenti della sonda.

6. Controllo dell’EDV e della qualità della traccia. La componente diastolica deve essere leggibile; una traccia disturbata o tagliata dal filtro non consente una classificazione affidabile.

7. Confronto tra lato destro e sinistro. L’asimmetria è un segnale utile, ma non va trasformata automaticamente in diagnosi: anche differenze anatomiche e sistemiche possono modificare le velocità.

Questa sequenza riduce il rischio che un singolo numero domini l’intero esame.

Gli artefatti che imitano una stenosi più severa

La carotide è un distretto favorevole all’ecografia, ma non è immune dagli artefatti. La parete superficiale, la biforcazione, le calcificazioni e la mobilità del vaso creano condizioni in cui il dato Doppler può perdere precisione.

Angolo non allineato

Un angolo impostato sulla linea cutanea anziché sull’asse del vaso può produrre una sovrastima o una sottostima. La difficoltà aumenta quando la carotide interna assume un decorso curvo subito dopo il bulbo.

Aliasing cromatico

Il mosaico di colore segnala che la velocità supera la scala impostata o che il flusso cambia rapidamente direzione. Non equivale da solo a una stenosi severa. Se la scala è troppo bassa, anche un’accelerazione moderata può apparire spettacolare.

Calcificazione e cono d’ombra

Una placca calcifica può nascondere il lume e impedire di visualizzare il punto più critico. In questi casi la velocità ottenuta davanti o dietro l’ombra può non rappresentare il residuo reale. È necessario cambiare finestra, piano e inclinazione, senza forzare una stima numerica che l’immagine non permette di sostenere.

Campione troppo ampio

Un volume campione grande può includere il getto centrale e la zona periferica a bassa velocità. Lo spettro diventa più largo e meno definito, con possibile alterazione del picco. Nei restringimenti focali è spesso preferibile ridurre il campione e posizionarlo con maggiore precisione.

Fase cardiaca e variabilità del flusso

La velocità varia da un ciclo all’altro in presenza di aritmie, variazioni della gittata o instabilità emodinamica. Una singola sistole non dovrebbe essere utilizzata come rappresentazione dell’intero esame quando la traccia è irregolare. La finestra temporale di acquisizione deve comprendere cicli sufficienti a riconoscere il comportamento stabile del flusso.

Quando i parametri non concordano

Nella pratica, PSV, EDV, rapporto ICA/CCA e morfologia non sempre indicano la stessa classe. È proprio in questi casi che il referto deve diventare più analitico, non più assertivo.

Un esempio tipico è una PSV superiore a 230 cm/s con EDV contenuta e rapporto non elevato. Prima di concludere per una stenosi severa bisogna chiedersi:

  • la CCA è stata campionata nel punto corretto?
  • il campione della ICA era nel centro del getto?
  • l’angolo era realmente parallelo al flusso?
  • la velocità era riproducibile?
  • la morfologia mostrava una riduzione del lume coerente?
  • il vaso era tortuoso o la placca produceva un’accelerazione focale?
  • la misura era stata ottenuta in una zona di ricircolo?

Il caso opposto, con morfologia importante ma velocità relativamente basse, impone di considerare una quasi-occlusione, una portata ridotta, un problema tecnico o una discordanza tra la sede della placca e quella del campionamento.

Il rapporto ICA/CCA può risultare falsamente basso se la PSV della CCA è aumentata da una condizione locale o se la velocità nella ICA è stata misurata al di fuori del getto. Anche l’EDV può essere poco interpretabile quando il flusso distale è alterato o quando la traccia viene filtrata in modo eccessivo.

La discordanza non è un fastidio da eliminare con una media. È un’indicazione a tornare indietro nella sequenza dell’esame.

Il valore del referto: non soltanto una categoria

Un referto utile dovrebbe rendere leggibile il percorso che porta alla classificazione. Non basta dichiarare una percentuale se non è chiaro come siano stati ottenuti i parametri e quale metodo geometrico sia stato applicato.

La descrizione dovrebbe distinguere almeno:

  • sede e lato della placca;
  • caratteristiche morfologiche e grado di riduzione del lume;
  • PSV della carotide interna;
  • EDV della carotide interna;
  • PSV della carotide comune utilizzata per il confronto;
  • rapporto ICA/CCA;
  • presenza di aliasing, turbolenza o flusso post-stenotico;
  • eventuali limiti tecnici, come calcificazioni, tortuosità o finestra acustica ridotta;
  • sospetto di quasi-occlusione o occlusione, quando i criteri convenzionali non sono applicabili.

La diagnostica vascolare della stenosi carotidea diventa più solida quando il referto non nasconde l’incertezza tecnica. Una misura limitata dal cono d’ombra non ha lo stesso peso di una misura riproducibile in condizioni ottimali; dichiararlo non indebolisce l’esame, lo rende più utilizzabile.

Una lettura dinamica della stenosi

La stenosi carotidea non è soltanto una riduzione geometrica del diametro. È un’interazione tra lume, portata, resistenze, direzione del flusso e adattamento distale. Il Doppler cattura questa interazione in movimento: durante la sistole il getto accelera, nella diastole il sistema mostra quanto il flusso riesca a mantenersi, oltre la lesione e verso il territorio intracranico.

I criteri SRU offrono una struttura condivisa: ICA PSV inferiore a 125 cm/s per i quadri normali o inferiori al 50%; 125–230 cm/s per la fascia 50–69%; oltre 230 cm/s per le stenosi pari o superiori al 70%, con il sostegno del rapporto ICA/CCA e della EDV. Ma le soglie funzionano soltanto se la misura è stata catturata nel punto giusto e se la morfologia non racconta una storia diversa.

La quasi-occlusione ricorda il limite più importante: quando la portata crolla, anche la velocità può smettere di seguire la logica attesa. Il numero diventa allora una traccia da interpretare, non una sentenza.

La qualità dell’ecocolordoppler carotideo si misura infine nella coerenza tra immagine e flusso. Una placca deve spiegare l’accelerazione; l’accelerazione deve essere confermata dal rapporto e dalla componente diastolica; la percentuale deve riferirsi al metodo corretto, preferibilmente NASCET quando si applicano le raccomandazioni indicate. Ogni passaggio restringe la finestra dell’errore. Ed è proprio in quella frazione di tempo, tra il picco sistolico e la fase portale del ragionamento diagnostico, che si decide se il Doppler sta descrivendo davvero la stenosi o soltanto il modo in cui l’abbiamo interrogata.

Domande frequenti

Quali sono i parametri principali per classificare la stenosi carotidea secondo i criteri SRU?
I criteri utilizzano tre elementi principali: la velocità di picco sistolico nella carotide interna (ICA PSV), la velocità telediastolica (ICA EDV) e il rapporto tra la PSV della carotide interna e quella della carotide comune (ICA/CCA PSV).
Perché il rapporto ICA/CCA è considerato importante nella valutazione?
Il rapporto aiuta a ridurre l'effetto delle variabili sistemiche, come la frequenza cardiaca o la gittata, che possono influenzare le velocità assolute in entrambe le carotidi.
Cosa indica una velocità di picco sistolico (PSV) superiore a 230 cm/s?
Tale valore suggerisce una stenosi pari o superiore al 70%, a condizione che sia accompagnato da un rapporto ICA/CCA superiore a 4,0 e da una EDV superiore a 100 cm/s.
Come si deve procedere in caso di quasi-occlusione?
In questa condizione i criteri velocimetrici standard non sono affidabili; l'esame deve concentrarsi sulla continuità del flusso, sul lume residuo, sul calibro distale della carotide interna e sulla morfologia della placca.
Qual è il metodo di calcolo della stenosi raccomandato dalle linee guida?
Le linee guida raccomandano il metodo NASCET, che rapporta la riduzione del lume al diametro della carotide interna distale alla stenosi.